SPECCHIO specchio delle mie brame, chi è la piu BELLA del reame?

Sfido qualunque tra noi donne, eccezione fatta per quelle inevitabili giornate in cui il tuo volto riflesso ti rimanda un'immagine che ti appare aliena ed insopportabile, a non provare un po' di piacere nel guardarsi allo specchio. Magari un nuovo taglio di capelli, il risultato di qualche piccolo trattamento, la prova di un nuovo make up oppure semplicemente il piacere di vedersi belle in una bella giornata. Quante volte, per vanità o semplicemente per curiosità, ci guardiamo di sfuggita sorridendo ad una superficie riflettente?

Ci sono però persone per le quali guardarsi allo specchio, specificatamente durante il compimento di un atto sessuale, si trasforma in un'incredibile forma di piacere. Non stiamo parlando del dare un'occhiatina allo specchio della stanza da letto mentre facciamo l'amore, ma di persone che provano un intenso piacere sessuale ed una fortissima eccitazione guardando allo specchio sé stesse o il proprio/la propria partner durante l'atto sessuale. Questa particolare forma di pratica sessuale, se si configura come l'unica o la prediletta per il raggiungimento del piacere e dell'orgasmo, prende un nome specifico, ossia Katoptronophilia. Questo termine deriva dalle parole greche Katropon (specchio per l'appunto) e philia (piacere) e ha radici molto antiche: chi non ricorda il mito di Narciso, che contemplava sé stesso rimirandosi nello specchio del lago? La differenza però, nella Katoptronophilia, è che mentre Narciso contemplava unicamente sé stesso, chi aderisce a questa pratica predilige tendenzialmente osservare sé stesso in interazione con l'altro.

Narciso, incapace di una vera e reale interazione con l'altro, amava solamente la propria immagine e finì con l'annegare nello stesso specchio d'acqua che tanto adorava. Pensare a Narciso, e all'accezione che questo termine ha assunto a livello più esteso, in senso di "Narcisismo", rimanda subito all'idea di un amore egoista, di un amore che scaturisce e si esaurisce sempre e solo su SE', sul sé stesso. Ma è davvero così? È possibile che guardarsi allo specchio implichi anche il livello del riconoscimento dell’immagine in quanto tale? Forse guardarsi allo specchio, ancora di più durante l'atto sessuale, potrebbe assumere il significato dell'affermare “Questa è la mia immagine, ma oltre alla mia esiste anche la tua”, il che può richiamare alla maturazione della consapevolezza che, l'aver pienamente riconosciuto e distinto l'immagine di sé da quella dell'altro, non si traduca unicamente in un desiderio auto-determinato ed auto-riferito. Potrebbe essere al contrario l'affermazione di un desiderio che è per "te", "te" che non sei "me", a partire proprio dalla viva testimonianza immaginifica del fatto che, come le rappresentazioni dei nostri corpi, uniti ma allo stesso tempo separati, sia proprio la distinzione a creare il desiderio dell'unione.

È altrettanto chiaro che l'esclusivo ricorso agli specchi possa tramutarsi in una scelta pericolosa: il vero Kaptronfilo può giungere al punto di avere l'inesauribile bisogno di molteplici specchi disposti nella stanza (o nelle stanze) al fine di poter raggiungere il vero piacere sessuale che, in assenza di tali oggetti, diventa inarrivabile.

Anche in questo caso la parola d'ordine è consensualità: se questa pratica ti incuriosisce, se vuoi accontentare il tuo partner in questa sua proposta perché ti attrae, allora potresti scoprire qualcosa di nuovo e di piacevole per te. Se al contrario non ti senti pronta o non ti senti a tuo agio all'idea di praticarla, non forzarti: ognuna di noi conosce sé stessa ed i propri confini e se ti sentissi confusa, o semplicemente curiosa, di parlarne con qualcuno, la tua ginecologa e la psicologa potranno essere di aiuto. E ricorda, come diceva Jim Morrison "la vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo".